Itinerari Naturalistici

La natura del Salento

Il Salento è un territorio ricco di parchi, aree protette, riserve e oasi naturalistiche e più in generale aree di interesse storico e paesaggistico.

Grotta Della Poesia

Sede di importanti scavi archeologici, è una rinomata meta turistica nel periodo estivo con la torre di avvistamento cinquecentesca, le rovine del castello a picco sul mare, il santuario della Madonna di Roca del XVII sec. e le due grotte Posia (dal greco, “sorgente d’acqua dolce”), meglio note come grotte della Poesia. Queste ultime, in particolare, distanti circa 60 metri l’una dall'altra, sono delle grotte carsiche a cui sono crollati i tetti e l’acqua del mare giunge nelle grotte attraverso un canale percorribile a nuoto o con una piccola imbarcazione. La più grande delle due (40°17′09″N 18°25′46″E) ha una pianta approssimativamente ellittica con assi di circa 30 e 18 metri e dista dal mare aperto una trentina di metri. La Posia Piccola, invece, ha assi di circa 15 e 9 metri ed è separata dal mare aperto da una settantina di metri in linea d’aria. La sua notevole importanza in ambito archeologico è legata al rinvenimento nel 1983 di iscrizioni messapiche (ma anche latine e greche) sulle sue pareti, da cui è stato possibile stabilire che la grotta fosse anticamente luogo di culto del dio Taotor (o anche Tator, Teotor, o Tootor).

Grotta Della Poesia

Sede di importanti scavi archeologici, è una rinomata meta turistica nel periodo estivo con la torre di avvistamento cinquecentesca, le rovine del castello a picco sul mare, il santuario della Madonna di Roca del XVII sec. e le due grotte Posia (dal greco, “sorgente d’acqua dolce”), meglio note come grotte della Poesia. Queste ultime, in particolare, distanti circa 60 metri l’una dall'altra, sono delle grotte carsiche a cui sono crollati i tetti e l’acqua del mare giunge nelle grotte attraverso un canale percorribile a nuoto o con una piccola imbarcazione. La più grande delle due (40°17′09″N 18°25′46″E) ha una pianta approssimativamente ellittica con assi di circa 30 e 18 metri e dista dal mare aperto una trentina di metri. La Posia Piccola, invece, ha assi di circa 15 e 9 metri ed è separata dal mare aperto da una settantina di metri in linea d’aria. La sua notevole importanza in ambito archeologico è legata al rinvenimento nel 1983 di iscrizioni messapiche (ma anche latine e greche) sulle sue pareti, da cui è stato possibile stabilire che la grotta fosse anticamente luogo di culto del dio Taotor (o anche Tator, Teotor, o Tootor).

Laghi Alimini

I Laghi Alimini sono due specchi d’acqua di forma allungata e paralleli alla linea della costa. La vegetazione comprende la cannuccia di palude, il falasco e la carice ispida. Alimini Grande è circondato da una corona rocciosa, mentre nel vasto tratto settentrionale detto Palude Traugnano, si segnala la presenza della rarissima Periploca graeca. La parte Nord è coltivata e appare brulla e tempestata di “specchie”; il lato sud-occidentale, rimboschito negli anni ’50, è attualmente una riserva faunistico-venatoria. La parte sud-orientale, oggi oasi di protezione, è, invece, caratterizzata dalla fitta vegetazione della macchia mediterranea e dalla rara erica pugliese. Verso Sud,  Alimini Grande si restringe fino a collegarsi al lago Fontanelle (Alimini Piccolo); qui il paesaggio presenta un modesto rilievo roccioso che costeggia il lago e in cui si aprono dei ripari dell' uomo primitivo. Fontanelle è circondato da vegetazione palustre e le sue acque dolci ospitano l’orchidea di palude, la castagna d’acqua e l’erba vescica, unica pianta carnivora della flora pugliese. I laghi sono habitat ideale per folaghe, moriglioni, germani reali, anatidi in genere, cormorani, aironi e gabbiani.

Laghi Alimini

I Laghi Alimini sono due specchi d’acqua di forma allungata e paralleli alla linea della costa. La vegetazione comprende la cannuccia di palude, il falasco e la carice ispida. Alimini Grande è circondato da una corona rocciosa, mentre nel vasto tratto settentrionale detto Palude Traugnano, si segnala la presenza della rarissima Periploca graeca. La parte Nord è coltivata e appare brulla e tempestata di “specchie”; il lato sud-occidentale, rimboschito negli anni ’50, è attualmente una riserva faunistico-venatoria. La parte sud-orientale, oggi oasi di protezione, è, invece, caratterizzata dalla fitta vegetazione della macchia mediterranea e dalla rara erica pugliese. Verso Sud,  Alimini Grande si restringe fino a collegarsi al lago Fontanelle (Alimini Piccolo); qui il paesaggio presenta un modesto rilievo roccioso che costeggia il lago e in cui si aprono dei ripari dell' uomo primitivo. Fontanelle è circondato da vegetazione palustre e le sue acque dolci ospitano l’orchidea di palude, la castagna d’acqua e l’erba vescica, unica pianta carnivora della flora pugliese. I laghi sono habitat ideale per folaghe, moriglioni, germani reali, anatidi in genere, cormorani, aironi e gabbiani.

Le Cesine

Nel 1971 la Convenzione di Ramsar dichiarò le Cesine “zona umida di valore internazionale”, per un’estensione di 620 ettari che costituiscono, in parte, la riserva naturale, riconosciuta dallo Stato italiano nel 1979. L’area, il cui nome deriva dal termine “segine” (zona abbandonata), costituisce oggi uno dei sempre più rari habitat per numerose specie animali e vegetali, seriamente minacciate in buona parte della Penisola Salentina.La zona paludosa è invasa da fitti popolamenti di cannuccia di palude, di scirpo marino, di giunco pungente, giunco nero, statice serotino, astro delle saline e dalla rarissima Ipomena sagitta. Le paludi meno salate ospitano il giglio d’acqua, rara pianta dai grossi fiori gialli, l’orchidea di palude, il cardo cretese e la lenticchia d’acqua. Come fauna troviamo il moriglione, mascotte dell’oasi, le folaghe, il germano reale, il fistione turco, cigni reali, aironi bianchi e cormorani, testuggini acquatiche e raganelle arboree. La pineta ha lentamente iniziato la sua conversione in macchia mediterranea. Nel sottobosco si trovano mirto, lentisco, cisto, Erica manipuliflora, di origine balcanica, e delle rarissime orchidee. L’ingresso e’ consentito solo con la guida dei volontari del WWF. Si può richiedere la visita guidata presso la Masseria.

Le Cesine

Nel 1971 la Convenzione di Ramsar dichiarò le Cesine “zona umida di valore internazionale”, per un’estensione di 620 ettari che costituiscono, in parte, la riserva naturale, riconosciuta dallo Stato italiano nel 1979. L’area, il cui nome deriva dal termine “segine” (zona abbandonata), costituisce oggi uno dei sempre più rari habitat per numerose specie animali e vegetali, seriamente minacciate in buona parte della Penisola Salentina.La zona paludosa è invasa da fitti popolamenti di cannuccia di palude, di scirpo marino, di giunco pungente, giunco nero, statice serotino, astro delle saline e dalla rarissima Ipomena sagitta. Le paludi meno salate ospitano il giglio d’acqua, rara pianta dai grossi fiori gialli, l’orchidea di palude, il cardo cretese e la lenticchia d’acqua. Come fauna troviamo il moriglione, mascotte dell’oasi, le folaghe, il germano reale, il fistione turco, cigni reali, aironi bianchi e cormorani, testuggini acquatiche e raganelle arboree. La pineta ha lentamente iniziato la sua conversione in macchia mediterranea. Nel sottobosco si trovano mirto, lentisco, cisto, Erica manipuliflora, di origine balcanica, e delle rarissime orchidee. L’ingresso e’ consentito solo con la guida dei volontari del WWF. Si può richiedere la visita guidata presso la Masseria.

Cava di Bauxite

La cava di Bauxite di Otranto è uno dei luoghi del Salento da vedere assolutamente e si trova nelle vicinanze del faro di “Punta Palascia” e del “Monte Sant’Angelo”. In questo giacimento, ormai dismesso, di estrazione mineraria  si è formato un laghetto verde smeraldo che rende il panorama a dir poco straordinario e la cava di bauxite è uno dei luoghi più fotografati del Salento,L’estrazione di bauxite nella cava di Otranto ha avuto inizio nel 1940 ed è terminata nel 1976; la formazione del laghetto verde smeraldo è avvenuta molto probabilmente per via delle infiltrazioni d’acqua provenienti dalle falde presenti nella zona.
Si tratta di un’area di grande interesse paesaggistico e ambientale.

Cava di Bauxite

La cava di Bauxite di Otranto è uno dei luoghi del Salento da vedere assolutamente e si trova nelle vicinanze del faro di “Punta Palascia” e del “Monte Sant’Angelo”. In questo giacimento, ormai dismesso, di estrazione mineraria  si è formato un laghetto verde smeraldo che rende il panorama a dir poco straordinario e la cava di bauxite è uno dei luoghi più fotografati del Salento,L’estrazione di bauxite nella cava di Otranto ha avuto inizio nel 1940 ed è terminata nel 1976; la formazione del laghetto verde smeraldo è avvenuta molto probabilmente per via delle infiltrazioni d’acqua provenienti dalle falde presenti nella zona.
Si tratta di un’area di grande interesse paesaggistico e ambientale.

Dolmen Menhir

Dolmen e Menhir sono opere megalitiche preistoriche dal fascino enigmatico e generano svariate ipotesi sulla loro funzione: tombe, altari oppure simboli propiziatori alla fecondità. "Dolmen" significa tavola di pietra larga,  lastre verticali sorreggono lastre orizzontali e l'ingresso guarda a Oriente; si trovano nella penisola salentina, ma anche nei pressi di Taranto e del litorale barese. I Menhir (pietra lunga) sono blocchi di pietra verticale e le croci incise sulla pietra testimoniano che nel Medioevo furono oggetto di cristianizzazione. Nella penisola salentina, le “pietre lunghe” sono concentrate nell'area tra Minervino, Giurdignano, Giuggianello, Martano, Otranto.

Dolmen Menhir

Dolmen e Menhir sono opere megalitiche preistoriche dal fascino enigmatico e generano svariate ipotesi sulla loro funzione: tombe, altari oppure simboli propiziatori alla fecondità. "Dolmen" significa tavola di pietra larga,  lastre verticali sorreggono lastre orizzontali e l'ingresso guarda a Oriente; si trovano nella penisola salentina, ma anche nei pressi di Taranto e del litorale barese. I Menhir (pietra lunga) sono blocchi di pietra verticale e le croci incise sulla pietra testimoniano che nel Medioevo furono oggetto di cristianizzazione. Nella penisola salentina, le “pietre lunghe” sono concentrate nell'area tra Minervino, Giurdignano, Giuggianello, Martano, Otranto.

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